La ninfa d'acqua (Fabio, 26 agosto 1998)

In un antico villaggio, viveva un giovane pastore. Quando non doveva accudire le bestie, amava passeggiare per i boschi adiacenti al villaggio. Era questo un luogo bellissimo ricco di tanti angoli non ancora completamente conosciuti.

Un giorno il pastore si spinse molto lontano e arrivò sulle sponde di un bellissimo lago. Mentre si avvicinava osservò una bellissima fanciulla che stava facendo il bagno e decise di nascondersi dietro delle fronde per osservare la scena. La fanciulla nuotò nell'acqua, giocò con le creature del lago e quindi si distese al sole per asciugarsi. La bellezza delle sue forme si sposava armoniosamente con la bellezza di quel piccolo angolo di paradiso. Il pastore ritornò più volte ad osservarla nel corso di quel mese e ben presto si invaghì di lei.

Con più passava il tempo e con più egli desiderava sempre più ardentemente di rivederla e le sue visite divennero sempre più frequenti.

Un giorno decise di uscire dall'ombra e di presentarsi alla fanciulla. Si avvicinò e disse: «Chi sei, splendida fanciulla che ogni giorno visiti queste sponde?». «Sono una ninfa d'acqua!», lei rispose, «Sono lo spirito di questo bellissimo luogo che tu vedi». Il Pastore, persa ogni timidezza, le disse: «O cara ninfa, come può un povero pastore come me, che è ormai diventato schiavo di questo luogo, conquistare il tuo amore?». La ninfa rispose: «Il vero amore non potrà mai esistere tra una ninfa ed un essere mortale, ma se tu riuscirai a scoprire il mio nome allora io rimarrò legata a te e nessuna cosa mortale potrà rompere il nostro vincolo. Ma attenzione, io sono lo spirito di questo luogo pieno di vita e così come questo luogo si rinnova di giorno in giorno, anche io assumo di giorno in giorno nomi diversi. Quindi tu dovrai darmi un nome nuovo ogni giorno, se vorrai che il nostro legame duri. C'è infine un'altra cosa che devi sapere: se anche per una sola volta non riuscirai a darmi un nome, allora io scomparirò per sempre dalla tua vista. Noi due non ci potremo mai più incontrare anche se il mio spirito continuerà sempre a vivere in questo luogo». Dette queste parole la ninfa lo salutò e il pastore le promise che si sarebbero rivisti domani.

Il giorno dopo il pastore andò dalla ninfa e le diede il nome di "goccia di rugiada" perché quando si incontrarono era da poco sorto il sole e una goccia di rugiada brillava sulla sua fronte. Per tutto il giorno, fino al tramonto, giocarono insieme e si divertirono felicemente. E così fu per tutti i giorni fino alla fine dell'estate. Quando il pastore finiva il suo lavoro andava a trovarla e nei giorni in cui non lavorava si recava nel luogo incantato all'alba e ogni giorno le dava nomi nuovi.

E così arrivò l'autunno e infine l'inverno e con l'inverno arrivarono le tormente di neve. In uno di questi giorni d'inverno il pastore non riuscì di molto ad allontanarsi dalla sua abitazione, perché la tormenta di neve era forte. E fu così per molti giorni. Quando il tempo si fu placato, ritornò al lago incantato ma la ninfa non c'era più e più non la rivide nei giorni successivi.

Il pastore ritornò molte altre volte al lago incantato ma non riuscì mai più a rivedere la ninfa, anche se ne sentiva continuamente la presenza in tutte le creature viventi e non viventi di quel luogo incantato. Il pastore rimase molto amareggiato, ma poi capì che quello era il naturale destino a cui era sottoposto qualsiasi legame che si instaurasse tra una ninfa e un mortale.

Quello che si può dire, per concludere questa nostra storia, è che il pastore rimase sempre in qualche modo legato a quel luogo incantato.